Intervista a Mimmo Linsalata

La danza contemporanea è un linguaggio fatto di movimento, emozioni e libertà espressiva. Un percorso in cui il corpo non segue solo una sequenza di passi, ma diventa uno strumento per esplorare lo spazio, ascoltare sé stessi e comunicare con gli altri trasformandosi in una forma di conoscenza e relazione. All’Accademia Unika il Corso di Danza Contemporanea è diretto da Mimmo Linsalata, insegnante, coreografo e ballerino di Danza Contemporanea che ha lavorato presso gli studi Rai, Mediaset e Sky e per videoclip musicali. Concorrente e semifinalista per la trasmissione “Tu si que vales”, ha collaborato in vari progetti italiani ed esteri tra cui “10 rooms” e “The Iron Cage” con la compagnia spagnola Martz Contemporary Dance Company di Eva Sanchez. E’ stato anche ideatore e coreografo di “Across the light”, “Playroom”, “Bella ma…”, “Al ponte vecchio”, produzioni sostenute dal MIBACT e ospitate in vari Festival nazionali.

Mimmo Linsalata quali sono gli elementi fondamentali della danza contemporanea?

“Credo che l’elemento fondamentale sia innanzitutto la consapevolezza del corpo. La danza contemporanea non è semplicemente una successione di movimenti, ma è la possibilità di utilizzare il corpo per raccontare, comunicare e creare una relazione con lo spazio, con la musica e con gli altri. Sono importanti la qualità del movimento, il peso, il respiro, l’ascolto, la presenza e soprattutto la capacità di trovare un proprio linguaggio. Per me, però, la cosa più importante è che la tecnica non diventi mai un limite, ma uno strumento attraverso il quale il danzatore possa esprimere qualcosa di autentico”.

Cosa distingue la danza contemporanea dagli altri stili di danza?

“Più che parlare di una vera e propria distinzione, parlerei di un diverso modo di concepire il movimento. La danza contemporanea lascia molto spazio alla ricerca, all’interpretazione e alla possibilità di mettere in discussione ciò che già conosciamo. Non esiste necessariamente un’unica forma corretta: lo stesso movimento può cambiare completamente significato a seconda di come viene vissuto dal danzatore. È una danza che chiede tecnica, ma anche curiosità, ascolto e capacità di mettersi in gioco”.

Il corpo nella danza contemporanea è più uno strumento tecnico o un mezzo per esprimere emozioni e idee?

Per me è entrambe le cose, e separarle sarebbe quasi impossibile. La tecnica è fondamentale perché permette al corpo di avere gli strumenti necessari per esprimersi. Ma una tecnica perfetta, se non ha dentro un pensiero, un’emozione o una necessità, rischia di rimanere soltanto una bella esecuzione. Il corpo è il nostro primo strumento di comunicazione. Attraverso il movimento possiamo raccontare qualcosa anche senza utilizzare le parole. La tecnica dà al corpo la possibilità di parlare; l’espressività gli dà qualcosa da dire”.

Lei oltre ad essere docente di Unika è stato anche protagonista di diverse produzioni dell’Accademia tra cui “The other Faust”, “La metamorfosi” e sarà nuovamente in scena nel prossimo spettacolo “La buona novella”. Quanto la inorgoglisce questa scelta?

“Mi fa sicuramente piacere e mi rende orgoglioso, soprattutto perché essere docente e contemporaneamente tornare in scena per l’Accademia crea una relazione molto particolare.
Credo che per un insegnante sia importante non smettere di essere anche un danzatore, un ricercatore e un artista. Tornare sul palco significa continuare a mettersi in discussione e, allo stesso tempo, condividere un’esperienza che va oltre la semplice lezione in sala”.