Intervista ad Alessandro Pipino

Uno strumento dalla storia antica e dal carattere inconfondibile. Tra bottoni e mantici, ancora oggi mantiene una forte presenza nella musica popolare e tradizionale e trova spazio anche in repertori contemporanei. E’ l’organetto che ha accompagnato per generazioni feste, balli e momenti di aggregazione, diventando un elemento importante del patrimonio musicale e culturale di numerosi territori. Il corso di organetto presso Unika, guidato dal maestro Alessandro Pipino, mira all’acquisizione di competenze tecniche e teoriche di questo affascinante strumento musicale a mantice e ance libere in cui i bottoni producono le note di una scala diatonica e variano il suono a seconda che il mantice venga aperto o chiuso.

Alessandro Pipino è compositore, arrangiatore e polistrumentista. Dopo aver studiato organo elettronico, tastiere e pianoforte jazz si è accostato alla fisarmonica, all’organetto, alla sega musicale, al Theremin e alla ghironda, inoltre è laureato in Composizione. Suona nei Radiodervish dal ’97, con i quali ha pubblicato 13 album e collaborato con numerosi artisti, fra cui Franco Battiato.

Maestro, lei tiene lezioni individuali per ogni età. È necessario avere già esperienza musicale per iniziare?

“Non è un requisito fondamentale. Certamente può essere un vantaggio, ma ho avuto moltissimi allievi che non avevano mai suonato uno strumento prima e hanno ottenuto ottimi risultati. L’importante è avere un minimo di senso del tempo: se sai battere il piede a tempo quando ascolti un brano, la musica è un linguaggio che puoi coltivare senza difficoltà”.

Quali sono le caratteristiche che rendono l’organetto così particolare?

“Ha un suono molto caratteristico, che colpisce per la sua bellezza. È uno strumento compatto, di piccole dimensioni e, a differenza della fisarmonica, è relativamente leggero: raramente supera i 4 kg, quindi puoi portarlo ovunque. Grazie al mantice, quel soffietto che pompa aria attraverso le ance che emettono il suono, ha un respiro molto simile a quello umano. L’organetto, in pratica, ha un’emissione sonora simile a quella del canto”.

Che tipo di musica si può suonare con l’organetto?

“Generalmente l’organetto lo si trova in contesti di musica tradizionale. Le pizziche, le tarantelle e i saltarelli sono il suo principale campo d’azione nel territorio italiano. Tuttavia, negli ultimi 40 anni si è creato un repertorio meraviglioso di brani originali scritti per questo strumento, soprattutto in Francia, Belgio e anche nel nostro Paese. Sono spesso valzer e mazurche, brani molto melodici ed emozionanti, e questo è il tipo di repertorio che affronto nei miei corsi”.

Perché una persona dovrebbe scegliere di imparare proprio l’organetto?

“L’organetto è uno strumento assolutamente completo: ha una sezione armonica e ritmica, che si suona con la mano sinistra, e una melodica per la mano destra. Questo fa sì che si ottengano risultati sonori avvolgenti, che non hanno bisogno di altri strumenti. Un brano per organetto è un brano a cui non manca nulla. Lo porti sempre con te, diventa davvero un tuo fedele amico ed è relativamente facile da suonare: si riescono a ottenere subito buoni risultati sonori. È uno strumento molto emozionante e non esagero se dico che l’organetto ha spesso cambiato la vita di chi ha deciso di iniziare a suonarlo”.