Non solo recitazione tradizionale, all’Accademia Unika si tengono anche corsi di gioco teatrale. Entrambe le discipline sono insegnate da Nico Sciacqua, teatrante, autore del poema/spettacolo “Kedda dì” e “CapagrO’ – nobullismo”. Gli insegnamenti di recitazione e di gioco teatrale si integrano molto bene perché lavorano sugli stessi strumenti (corpo, voce, emozioni, relazione), ma con finalità e livelli di consapevolezza diversi. Insieme creano un percorso completo e progressivo che stimola la creatività e la spontaneità. Il gioco teatrale, composto da esercizi e improvvisazione, fornisce le basi emotive, mentre la recitazione che lavora sul testo e sul personaggio costruisce la vera e propria performance. Ma vediamo meglio quali sono le differenze e i dettagli di queste due materie.
Nico Sciacqua si può dire che il gioco teatrale è spesso il punto di partenza della recitazione?
Tutto parte dal gioco. Ogni essere viene al mondo per il “gioco della natura”. È linfa per lo sviluppo della creatività, porta il reale in contatto con il fantastico di ognuno. Dovrebbe essere così in qualsiasi attività svolta ad ogni età.
La recitazione invece in un certo senso conferisce struttura al gioco?
Una volta “creato” quel che si vuole dire attraverso il gioco, il passaggio successivo è quello della rielaborazione attraverso la tecnica. Composta da regole, necessarie quanto il gioco per poter migliorare il ritmo, il suono della parola emessa e la pulizia del movimento eseguito in scena. Per questo si dice: “Ad arte”.
In cosa consiste esattamente l’insegnamento del gioco teatrale?
Con giochi di gruppo e individuali, si cerca di comunicare il valore dello spirito di gruppo, fondamentale in una messa in scena, fatto di parità, aiuto, sostegno reciproco senza dover ridursi o rinunciare a tirar fuori al massimo le proprie qualità e particolarità.
L’obiettivo non è propriamente diventare attori ma sviluppare maggiore consapevolezza di sé?
L’obiettivo è fornire una possibilità di crescita della parola, dell’azione, dell’anima.
È confrontarsi, non competere. Far sentire la voce, non urlare. È camminare, correre insieme senza lasciare indietro nessuno. È dire anche: “C’è una strada professionale come quella teatrale”. Perché no? Studiando sempre e avendo il coraggio di fare un passo indietro per imparare ancora ed ancora. Attori, in fondo, non lo si diventa mai.